Fammi vedere come scrivi e ti dirò chi sei
(e chi sarai)

Estratto da “LA STAMPA” inserto Tuttosoldi del 18/10/2010
PROFESSIONE La metodologia usata nei tribunali, nell’orientamento
e nella selezione del personale
 
Verso il riconoscimento pubblico dell’attività dei grafologi

Alcuni sono balzati agli onori della cronaca per le perizie commissionate come Evi Crotti e Alberto Magni, chiamati a dipanare il caso dell’ appartamento di Montecarlo in affitto a Giancarlo Tulliani, oppure come Fausto Brugnatelli, che ha smascherato le firme false nelle liste lombarde per le elezioni regionali. Ma la maggioranza dei grafologi lavora con discrezione e nella riservatezza assoluta.
IL mestiere nasce in Italia grazie a padre Girolamo Moretti.
 
RICONOSCIMENTO
Questi professionisti della descrizione e dell’analisi della scrittura sono reduci dal primo successo della loro battaglia per il riconoscimento, avvenuta qualche giorno fa, grazie al lavoro del Colap e dell’Agi, la più importante associazione del settore. Alla firma del ministro della Giustizia c’è il primo riconoscimento della professione di consulente grafologo ( iscritti all’Agi e all’ Agp ), insieme a quelle del traduttore e dell’amministratore di condominio, che prelude all’istituzione di un registro. Ma quanti sono i grafologi e in cosa consiste la loro attività?
 
LE ORIGINI
La grafologia nasce in Italia grazie a padre Girolamo Moretti, che due anni prima della sua scomparsa, in occasione del primo congresso italiano di grafologia, propone di far nascere un associazione, per diffondere la grafologia come conoscenza della personalità. Qualche anno dopo nasce così ufficialmente l’Agi, ma il primo seme venne lanciato 50 anni fa. Oggi si contano circa duemila grafologi, di cui mille in attività.
 
IL LAVORO
La disciplina si prefigge di individuare le caratteristiche della personalità di un soggetto attraverso l’interpretazione della sua scrittura e più in generale della sua attività grafica spontanea. L’atto dello scrivere coinvolge tutta la personalità dal momento dell’ideazione dello scritto fino alla sua esecuzione. E’ come se lo spazio bianco che abbiamo di fronte prima di scrivere rappresentasse simbolicamente lo spazio vitale in cui siamo inseriti, che scrivendo riempiamo della nostra personalità. Nulla di misterioso o esoterico, ma un metodo rigoroso e scientifico, di antiche tradizioni, quello originato da padre Moretti, fondatore della scuola italiana di grafologia.
 
IL FUTURO
“I campi d’intervento della nostra professione che si svilupperanno maggiormente nel futuro sono tre racconta Anna Castelli, riconfermata presidente dell’ Agi – l’area classica, vale a dire quella peritale, continuerà a svilupparsi. Mi riferisco al lavoro di certificazione dell’autenticità delle firme, lavoro consolidato, che probabilmente si estenderà in altre direzioni, per esempio sempre nel campo giudiziario e forense e verso i tribunali dei minori. La seconda area è educativa e rieducativa. Sono in crescita le disgrafie, prodotte da un apprendimento attraverso la lettura e la scrittura non corretto, che si stima riguardino il 20% della popolazione scolastica; il nostro compito è quello di lavorare con gli insegnanti per migliorare l’ apprendimento e lo sviluppo dei più giovani. La terza area è quella del lavoro, sia per l’ orientamento che per la creazione di squadre e team, sia per la selezione e l’analisi del potenziale”.
 
LE AZIENDE
Sono numerose infatti le aziende che ricorrono a questa pratica consulenziale, quando debbono fare “team working” o scegliere una persona a cui affidare una responsabilità o un compito delicato. E anche negli annunci di ricerca del personale può capitare di leggere di integrare e produrre, insieme al classico curriculum vitae et studiorum, anche una breve lettera manoscritta. Per decodificarla e analizzare la personalità del candidato viene reclutato un consulente grafologo.
 
LA FORMAZIONE
Fino a qualche anno fa esisteva un corso di laurea triennale che ha laureato molti grafologi e che si svolgeva presso la Lumsa di Roma e l’università di Urbino. Da qualche tempo questo corso non è più attivo, ma sempre a Urbino è attivo un master in grafologia. Esistono poi diversi corsi triennali abilitanti promossi da scuole e associazioni.
 
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Attenti al computer
Ruba la scrittura ai nostri bambini

Tratto da “Il giornale” di lunedì 8 marzo 2010
 
“ I nostri bambini e i nostri ragazzi sono ormai abituati a scrivere usando la tastiera del cellulare e del computer. Fanno sempre più fatica a tenere in mano la penna, e aumentano in modo esponenziale i casi di “ disgrafia “. E’ importante intervenire per correggerli, ma senza considerare il fenomeno come una malattia “.

Sempre più di frequente si presentano casi di bambini con difficoltà di scrittura, che scambiano di frequente le lettere, scrivendo “Q” al posto di “G” e “P”, oppure “A” al posto di “O”, oppure lettere minuscole al posto di lettere maiuscole. Sempre più spesso bambini e ragazzi fanno enorme fatica a scrivere le parole allineandole una all’ altra. “La disgrafia emerge quando il bambino incomincia la sua fase di personalizzazione della scrittura, indicativamente mentre frequenta la terza elementare. Spesso sono gli insegnanti a lamentarsi del disordine nella scrittura dell’ alunno, che non rispetta i margini del foglio, lascia spazi irregolari tra le lettere e tra le parole, non segue la linea di scrittura e procede a salti, in salita o in discesa rispetto al rigo. Anche la pressione della mano sul foglio non è regolare e può apparire o troppo forte, o troppo debole. Talvolta si riscontra un’ inversione nelle direzioni del gesto della scrittura, che procede da destra verso sinistra”.
Di fronte a questi casi sempre più numerosi c’è chi propone di sostituire la scrittura a mano in corsivo con quella in stampatello, oppure consiglia di affidarsi alla videoscrittura, cioè al computer. “Non è la risposta, ma un errore – spiega una grafologa – perché così facendo si presuppone che non sia possibile recuperare la necessaria abilità manuale per poter scrivere correttamente e si finisce per abbandonare il bambino o il ragazzo disgrafico davanti a una tastiera e a un video, accentuando i problemi e facendolo sentire diverso dagli altri che riescono ad esprimersi tenendo la penna in mano “.
Per recuperare la capacità grafica basta una rieducazione alla scrittura, che permetta a questi ragazzi di scrivere normalmente e dunque di inserirsi meglio nella scuola”.

“ Il fenomeno della brutta scrittura sta aumentando incredibilmente, anche a causa del modificarsi delle abitudini scrittorie dei nostri ragazzi – spiega il dottor Alberto Magni, medico e psicoterapeuta che collabora con il centro Crotti – sempre meno abituati a tenere in mano la penna. Non bisogna drammatizzare, ma è possibile intervenire e risolvere il problema.
 
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“Io ad Auschwitz salvato per caso dalla calligrafia”

Ernest W. Michel stava per essere ucciso: si offri’ di redigere i certificati. E usci’ vivo.
“La Repubblica” 12 Aprile 2010
 
Racconta la sua storia da oltre sessant’anni: espulso da scuola a 13 anni perché ebreo, fu arrestato a 16 e condannato ai lavori forzati nella Germania nazista. Finché un giorno una SS non lo fece arrivare, a vent’anni, a pochi passi dalla morte certa, in un’infermeria del campo di concentramento di Auschwitz. A salvargli la vita fu la sua calligrafia.

Nel 1943, convinto di essere destinato alle camere a gas, Ernest W> Michel fu salvato da un puro colpo di fortuna e dalla puntigliosa scrupolosità con la quale i tedeschi tenevano nota di tutto. Benché fosse sempre rischioso offrirsi volontari in un campo di concentramento, quando chiesero se qualcuno con una bella scrittura si volesse far avanti, lui alzò la mano: dopo essere stato scacciato da scuola, infatti, su insistenza del padre per puro caso aveva studiato calligrafia. Il lavoro che gli fu affidato consisteva nel redigere i certificati di morte per i suoi compagni di prigionia deceduti. “A prescindere da come erano morti, come causa del decesso dovevo sempre scrivere “infarto” oppure “debilitazione generale”. Di certo non potevo scrivere “camera a gas”: avevo soltanto quelle due opzioni a disposizione.” Quando sale sul palco per parlare di queste cose, Michel –oggi 86enne- ha un’occasione in più per sfruttare la sua calligrafia, che in questo caso serve a lui stesso per poter continuare a ricordare. “Ricordo con esattezza molti dettagli del campo, quello che la gente diceva, dove mi trovavo quando accadevano certe cose, ma non riesco assolutamente a ricordare che cosa e’ successo ieri..” Ad Auschwitz la sua bella scrittura gli valse in un certo senso una promozione: divenne infatti un inserviente dell’ambulatorio medico, e uno dei compiti a lui affidati fu appunto quello di riempire i moduli per i pazienti prelevati dall’infermeria dai medici nazisti per “essere fatti passare dai camini”.

Per sua stessa ammissione, Michel e’ un uomo allegro: le cose che ha visto nella sua vita, i mestieri che ha fatto, sono parte di un passato non modificabile che egli crede sia suo diritto rendere noto, ma non ha rimpianti di sorta per aver fatto tutto quello che poté per sopravvivere, e dice: “Se non l’avessi fatto io, l’avrebbe fatto qualcun altro. Non ho mai avuto incubi su Auschwitz.”
Tra il 1939 e il 1945 -quando infine scappò durante una disperata marcia forzata tra due campi- Michel soffrì la fame, fu picchiato, visse l’orrore incessante di vedere i suoi compagni di prigionia giustiziati sotto i suoi occhi o mandati nelle camere a gas. Nonostante tutto, e’ lui stesso ad ammettere che e’ stato il suo innato ottimismo ad avergli dato la forza di andare avanti. Dopo la sua fuga, riuscì infatti a raggiungere il fronte americano, divenne poi traduttore, poi un reporter per conto del governo americano di occupazione durante i processi per crimini di guerra di Norimberga. In seguito si trasferì a New York per lavorare come organizzatore di raccolte di fondi per l’United Jewish Appeal, di cui, alla fine, e’ diventato vicepresidente. Si e’ sposato, ha avuto tre figli e ha imparato a giocare e amare il tennis.

Da quando e’ in pensione Michel ha sempre rispettato un inflessibile programma di interventi in pubblico. Per molti anni ha guidato una campagna volta a fermare la prassi in uso presso la chiesa dei Mormoni di battezzare post-mortem gli ebrei morti nell’olocausto, nel convincimento che nell’aldilà’ potessero abbracciare la loro fede. Quando ha capito che i mormoni non avrebbero mai desistito, ha rinunciato. E a tal proposito dice: “Si deve sempre guardare al futuro”.

E’ con questo spirito che Michel di recente ha organizzato un incontro particolare. L’uomo che nel campo di concentramento chiese chi avesse una buona calligrafia, un prigioniero tedesco comunista di nome Stefan Heyman che lavorava nel campo, e’ morto di cause naturali alcuni anni fa, ma suo figlio vive a Houston e Michel e’ riuscito a trovarlo. “Siamo stati in contatto per un po’ e adesso abbiamo fissato un appuntamento per conoscerci di persona. Sara’ un’esperienza meravigliosa”. Michel non ricorda quando ha smesso di usare la sua bella scrittura.
 
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